STEVE JOBS ERA MILIARDARIO. MA C’È UN RISCHIO CONTRO IL QUALE NEMMENO UN MILIARDO BASTA

Steve Jobs era uno degli uomini più ricchi e conosciuti del pianeta.
Aveva contribuito a costruire Apple�, una delle aziende destinate a cambiare il nostro rapporto con la tecnologia.
Successo.
Patrimonio.
Accesso alle migliori opportunità disponibili.
Eppure nel 2003 gli fu diagnosticata una rara forma di tumore neuroendocrino del pancreas. Morì il 5 ottobre 2011, a 56 anni.
Ed è proprio qui che comincia il quinto numero di #NonTeLHaChiestoNessuno.
Perché questa storia non parla veramente di Steve Jobs.
Parla di una convinzione che abbiamo quasi tutti.
Più soldi possiedo, più sono al sicuro.
Ed entro certi limiti è vero.
Il denaro permette di affrontare moltissimi problemi.
Può comprare assistenza.
Può pagare professionisti.
Può sostenere una famiglia.
Può permetterci di smettere temporaneamente di lavorare.
Può assorbire una perdita economica.
Può darci tempo.
Ma esiste qualcosa che il denaro non può fare:
impedire che certi eventi accadano.
Ed è qui che dobbiamo distinguere due parole che sembrano sinonimi, ma non lo sono:
RICCHEZZA e PROTEZIONE.
Se hai un milione sul conto sei protetto?
Dipende.
Protetto da cosa?
Se perdi il lavoro, avere patrimonio aiuta.
Se devi affrontare una spesa imprevista, avere liquidità aiuta.
Se il tuo reddito si interrompe per qualche mese, avere riserve aiuta.
Ma immaginiamo qualcosa di diverso.
Un evento grave compromette permanentemente la capacità di lavorare di una persona.
Il reddito diminuisce.
Contemporaneamente alcune spese aumentano.
La famiglia continua ad avere bisogno di denaro.
Il mutuo non scompare.
I figli continuano a crescere.
I progetti familiari rimangono.
Ed eventualmente compare una nuova voce:
assistenza.
A quel punto il patrimonio non è più soltanto qualcosa da accumulare.
Diventa qualcosa che dobbiamo iniziare a consumare.
Facciamo un esempio molto più normale di Steve Jobs
Una famiglia dispone di:
50.000 € di liquidità
e vive con un reddito familiare di:
4.000 € al mese.
Una delle due persone produce 2.500 € di quel reddito.
A causa di un evento grave, la sua capacità di produrre reddito viene fortemente compromessa.
Supponiamo, solo per rendere visibile il problema, che tra minori entrate e maggiori necessità familiari si produca uno squilibrio di:
2.000 € al mese.
Quei 50.000 euro che sembravano una buona riserva diventano:
50.000 ÷ 2.000 = 25 mesi.
Poco più di due anni.
Naturalmente è solo un esempio: nella realtà entrano in gioco prestazioni pubbliche, patrimonio, redditi degli altri componenti familiari, assicurazioni eventualmente presenti e caratteristiche dell’evento.
Ma serve a mostrare una cosa.
Essere patrimonializzati non significa automaticamente essere protetti.
Il problema non è perdere tutto
Quando immaginiamo un evento grave tendiamo a rappresentarlo nel modo più estremo.
In realtà economicamente può accadere qualcosa di molto più sottile.
Il patrimonio comincia lentamente a finanziare il problema.
Prima utilizziamo la liquidità.
Poi interrompiamo gli investimenti.
Poi rinunciamo a qualche progetto.
Poi utilizziamo il risparmio accumulato.
E magari quel patrimonio che doveva servire per:
pensione
figli
casa
viaggi
futuro
comincia a servire per sostenere il presente.
Il problema, quindi, non è necessariamente diventare poveri.
È essere costretti a utilizzare per un’emergenza il patrimonio che avevamo costruito per qualcos’altro.
È qui che cambia il significato della parola “protezione”
Una buona pianificazione non dovrebbe prometterci che non accadrà nulla.
Sarebbe impossibile.
Dovrebbe invece cercare di rispondere a una domanda:
Se qualcosa accadesse, quali conseguenze economiche voglio evitare?
Questa domanda cambia completamente il ragionamento.
Non partiamo più da:
“Quale polizza devo comprare?”
Partiamo da:
“Che cosa non posso permettermi di perdere?”
Il reddito?
Il patrimonio?
L’autonomia?
La possibilità di pagare il mutuo?
Gli studi dei figli?
Il tenore di vita della famiglia?
La pensione futura?
L’azienda?
Ecco perché il primo numero non dovrebbe mai essere il premio della polizza
Dovrebbe essere il gap.
Prendiamo una persona che produce 40.000 € all’anno.
Ha ancora 25 anni di lavoro davanti.
Il suo reddito futuro potenziale, con una moltiplicazione volutamente elementare, è:
40.000 × 25 = 1.000.000 €
Non significa che possieda un milione.
Significa che esiste un flusso economico futuro sul quale quella persona e probabilmente la sua famiglia stanno costruendo molti progetti.
Poi dobbiamo domandarci:
quanto continuerebbe ad arrivare in caso di un evento grave?
Quanto garantirebbe il sistema pubblico?
Quanto coprono le protezioni già esistenti?
Quanto patrimonio potrebbe essere utilizzato senza compromettere altri obiettivi?
La differenza è il problema che dobbiamo misurare.
Steve Jobs aveva qualcosa che la maggior parte di noi non avrà mai
Un patrimonio enorme.
Ma è proprio questo che rende la sua storia interessante.
Perché elimina una delle nostre scuse preferite:
“Quando avrò abbastanza soldi, sarò tranquillo.”
Forse la domanda corretta non è quanto denaro serve per non avere più rischi.
Quel numero probabilmente non esiste.
La domanda è:
Questa è protezione.
Non eliminare l’imprevisto.
Evitare che l’imprevisto distrugga anche tutto ciò che avevamo costruito intorno alla nostra vita.
Steve Jobs era miliardario.
Noi probabilmente non lo saremo mai.
Ma abbiamo una cosa in comune.
Tempo, salute, capacità di lavorare e persone che amiamo hanno un valore che non coincide con il saldo del nostro conto corrente.
Ed è proprio per questo che vale la pena proteggerli.
Non ce l’avete chiesto. Ve lo raccontiamo lo stesso.
#NonTeLHaChiestoNessuno
COSA VUOI DAVVERO PROTEGGERE?
Non partiamo dalla polizza.
Partiamo dalle conseguenze.
Con una Diagnosi di Protezione Familiare possiamo mettere in fila:
reddito → patrimonio → famiglia → debiti → prestazioni pubbliche → protezioni già presenti → conseguenze di un evento grave → eventuale gap.
L’obiettivo è rispondere a una domanda molto semplice:
Se domani accadesse qualcosa di importante, quanto cambierebbe economicamente la vita della tua famiglia?
RICHIEDI LA DIAGNOSI DI PROTEZIONE
Prima misuriamo il problema. Poi valutiamo se esiste qualcosa da correggere

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