MICK JAGGER HA 83 ANNI E LAVORA ANCORA. TU SEI SICURO DI POTERTI FERMARE A 67?
Alcuni continuano perché vogliono. Altri perché non possono permettersi di smettere.
Non ce l’avete chiesto. Ve lo raccontiamo lo stesso.
Mick Jagger ha 83 anni.

A un’età in cui normalmente immaginiamo pensione, nipoti e ritmi decisamente più tranquilli, il suo nome continua a essere sinonimo di palco, musica e attività professionale.
E qui qualcuno potrebbe pensare:
“Beato lui. A 83 anni fa ancora quello che gli piace.”
Esatto.
Ma c’è una parola fondamentale:
PIACE.
Perché esiste una differenza enorme tra lavorare a 70, 75 o 80 anni perché lo vuoi e continuare a farlo perché economicamente non puoi smettere.
Ed è di questo che vogliamo parlare.
Non di Mick Jagger.
Di noi.
«Tanto a 67 anni vado in pensione.»
È una delle frasi che sentiamo più spesso.
Ma contiene un piccolo errore.
Confonde due domande completamente diverse:
QUANDO potrò andare in pensione?
e
CON QUANTO ci andrò?
Nel 2026 il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia in Italia è di 67 anni, in presenza degli ulteriori requisiti previsti. E già sappiamo che il requisito anagrafico ordinario salirà a 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e tre mesi nel 2028. �
INPS +1
Ma conoscere la data non significa conoscere il proprio futuro economico.
Perché il giorno in cui smetti di lavorare succede una cosa molto semplice:
lo stipendio finisce.
E viene sostituito dalla pensione.
La domanda interessante diventa quindi:
quanto sarà distante il mio ultimo reddito dalla mia prima pensione?
Facciamo un esempio
Immaginiamo una persona che, poco prima della pensione, disponga di un reddito netto di:
2.500 € al mese
Supponiamo, esclusivamente per rendere visibile il problema, che la sua pensione disponibile sia:
1.800 € al mese
Differenza:
700 € al mese
È il nostro gap previdenziale ipotetico.
E qui normalmente ci fermiamo.
700 euro.
Non sembra nemmeno un numero spaventoso.
Ma proviamo a cambiare prospettiva.
700 euro non sono 700 euro
Sono:
8.400 € all’anno.
Se quel divario dovesse essere finanziato per 20 anni:
168.000 €
Se durasse 25 anni:
210.000 €
Naturalmente è una semplificazione: inflazione, rendimenti, tassazione, rivalutazione delle pensioni, durata effettiva della vita e andamento delle spese rendono un calcolo previdenziale reale molto più articolato.
Ma il punto non è prevedere oggi esattamente quanti euro spenderemo nel 2055.
Il punto è capire l’ordine di grandezza del problema.
Il vero rischio potrebbe essere vivere a lungo
Sembra un paradosso.
Per anni abbiamo associato il rischio soprattutto alla possibilità che qualcosa interrompa la nostra vita.
Ma economicamente esiste anche il problema opposto:
vivere molto più a lungo di quanto avevamo pianificato.
Se andiamo in pensione intorno ai 67 anni e viviamo altri venti, venticinque o trent’anni, dobbiamo finanziare un periodo lunghissimo della nostra vita senza lo stipendio al quale eravamo abituati.
E questa è una delle grandi trasformazioni della pianificazione finanziaria moderna.
Non dobbiamo prepararci soltanto a raggiungere la pensione.
Dobbiamo prepararci a vivere dopo la pensione.
«Abbasserò le spese.»
Possibile.
Ma quali?
Il mutuo magari sarà terminato.
I figli probabilmente saranno autonomi.
Alcune spese lavorative diminuiranno.
Ma ne compariranno altre.
Salute.
Assistenza.
Casa.
Tempo libero.
Viaggi.
Aiuti ai figli o ai nipoti.
E soprattutto avremo finalmente una cosa che durante la vita lavorativa desideriamo continuamente:
tempo.
Il problema è che anche utilizzare bene quel tempo costa.
La pensione non dovrebbe essere soltanto sopravvivenza
Qui torniamo a Mick Jagger.
Immaginiamo due persone di 70 anni che continuano a lavorare.
La prima dice:
«Potrei smettere domani. Ma mi piace quello che faccio.»
La seconda dice:
«Vorrei smettere domani. Ma non posso permettermelo.»
Esternamente stanno facendo esattamente la stessa cosa.
Economicamente vivono due situazioni completamente diverse.
Questa, forse, è una buona definizione di libertà finanziaria.
Non necessariamente essere ricchi.
Ma poter scegliere.
Il problema della previdenza è che arriva troppo tardi
O meglio:
ce ne accorgiamo troppo tardi.
A 64 anni il problema è ormai vicinissimo.
A 35 o 40 anni sembra invece così lontano da poter essere tranquillamente rimandato.
Eppure il tempo è proprio uno degli ingredienti più importanti della pianificazione previdenziale.
Perché costruire progressivamente una riserva in trenta anni è molto diverso dal tentare di costruirla negli ultimi cinque.
Quindi quanto dovresti mettere da parte?
Qui arriva la risposta che probabilmente deluderà qualcuno:
non lo sappiamo.
E chi fornisce una risposta senza conoscere la tua situazione sta saltando qualche passaggio.
Prima servono almeno alcune informazioni:
età
→ storia contributiva
→ reddito
→ pensione stimata
→ età prevista di pensionamento
→ tenore di vita desiderato
→ patrimonio già accumulato
→ previdenza complementare eventualmente esistente
Solo dopo possiamo iniziare a parlare seriamente di un eventuale gap previdenziale.
Prima della soluzione viene la diagnosi
È la stessa filosofia che utilizziamo quando parliamo di protezione.
Non partiamo dal prodotto.
Partiamo dalla domanda.
Nel caso della pensione la domanda potrebbe essere:
Se domani fosse il tuo ultimo giorno di lavoro, il reddito che avresti a disposizione sarebbe sufficiente per vivere la vita che immagini?
Se la risposta è sì, ottimo.
Se la risposta è no, abbiamo trovato qualcosa su cui lavorare.
Se la risposta è:
«Non ne ho idea»
probabilmente abbiamo trovato qualcosa che vale la pena misurare.
Mick Jagger ha 83 anni e lavora ancora.
La questione non è se noi saremo ancora capaci di lavorare a quell’età.
La domanda interessante è un’altra:
SAREMO LIBERI DI SCEGLIERE SE FARLO?
Perché lavorare fino a 83 anni per passione può essere straordinario.
Doverlo fare per necessità è tutta un’altra canzone.
Non ce l’avete chiesto. Ve lo raccontiamo lo stesso.
#NonTeLHaChiestoNessuno
Non basta conoscere la data della pensione.
Bisogna conoscere il reddito che avrai dopo quella data.
Con la nostra Diagnosi Previdenziale partiamo dai dati per ricostruire:
posizione contributiva → pensione stimata → reddito desiderato → gap previdenziale → patrimonio/previdenza già esistenti → eventuale fabbisogno.
RICHIEDI LA DIAGNOSI PREVIDENZIALE
Prima misuriamo la distanza. Solo dopo ragioniamo su come eventualmente colmarla

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