#NonTeLHaChiestoNessuno — Numero 7 La polizza costa meno. Ma chi ti protegge quando arriva il conto?

Prezzo e solvibilità: perché il risparmio va valutato insieme alla capacità della compagnia di mantenere i propri impegni.

«Pago meno oggi. Ma se domani arrivassero migliaia di sinistri insieme, la compagnia avrebbe le risorse per rispondere?»

È una domanda scomoda, che richiama il timore alla base di uno schema Ponzi: un sistema che continua a funzionare soltanto finché entrano nuovi soldi.

La distinzione è essenziale. Uno schema Ponzi è una frode nella quale i nuovi versamenti finanziano i pagamenti ai precedenti partecipanti, mascherando l’assenza di un’attività sostenibile. Nell’assicurazione, raccogliere premi e pagare sinistri è invece il normale funzionamento della mutualità.

Un prezzo basso, una crisi patrimoniale o un blocco delle emissioni non dimostrano una frode. Le fonti citate non consentono di attribuire uno schema Ponzi alle compagnie menzionate.


La provocazione serve però a porre una domanda concreta: la protezione che acquistiamo poggia su risorse adeguate, oppure stiamo guardando soltanto lo sconto?

Wakam, DallBogg e FWU: situazioni diverse che meritano attenzione

Wakam SA ha riportato, al 31 dicembre 2025, un rapporto di copertura del capitale di solvibilità richiesto del 66%, inferiore alla soglia regolamentare del 100%. È una fotografia di quella specifica società a quella data, che va distinta dalla sua situazione successiva.

L’8 ottobre 2026 IVASS ha comunicato che Wakam SA aveva ricevuto, il 25 settembre, un provvedimento francese cautelare e temporaneo che vieta nuovi contratti e rinnovi. Le polizze in essere restano valide.

Per DallBogg: Life and Health, dopo i precedenti divieti, l’autorità bulgara ha revocato l’autorizzazione il 9 giugno 2026. Secondo IVASS, le polizze già stipulate mantengono la copertura fino alla scadenza.

Un altro precedente è FWU Life Insurance Lux SA: dopo lo stop alla nuova attività e la sospensione dei pagamenti nel 2024, il Tribunale del Lussemburgo ne ha disposto la liquidazione il 31 gennaio 2025.

Queste vicende hanno cause e sviluppi distinti. Non dimostrano che le polizze economiche siano inaffidabili; ricordano che la solidità di chi assume il rischio interessa direttamente l’assicurato.

Che cosa misura l’indice di solvibilità?

SCR significa Solvency Capital Requirement, cioè capitale di solvibilità richiesto. Il rapporto di copertura confronta i fondi propri ammissibili con quel requisito.

Immaginiamo un requisito di 100 milioni di euro: una copertura del 150% significa avere 150 milioni di fondi propri ammissibili; una del 66%, averne 66 milioni. È un esempio illustrativo.

Il requisito considera le perdite inattese legate ai rischi assicurativi, finanziari, di credito e operativi, con una calibrazione al 99,5% su un anno.

Il 66% non significa che verrà pagato soltanto il 66% dei sinistri. E il 200% non garantisce il pagamento in ogni possibile circostanza. L’indice non rappresenta neppure la percentuale delle riserve disponibili: è un indicatore della copertura patrimoniale dei rischi.

Se i sinistri arrivano tutti insieme, bastano le riserve?

Una grandinata può danneggiare migliaia di auto. Un’alluvione può colpire contemporaneamente abitazioni e imprese.

È proprio la concentrazione dei danni a mettere alla prova la protezione assicurativa.

Le riserve tecniche rappresentano gli impegni assicurativi stimati e devono essere sostenute da attività adeguate. Il capitale assorbe gli scostamenti sfavorevoli rispetto alle attese. La riassicurazione trasferisce parte dei rischi. Serve inoltre liquidità per effettuare i pagamenti.

La domanda, quindi, riguarda l’intero equilibrio della compagnia: riserve, attivi, capitale, riassicurazione e gestione dei sinistri. Nessun singolo numero garantisce la risposta a qualsiasi evento.

Quanto conta il prezzo della polizza?

Il premio deve contribuire a sostenere i sinistri attesi, i costi di gestione e distribuzione, la riassicurazione e la remunerazione del capitale.

Un prezzo competitivo può derivare da efficienza, minori costi commerciali o una diversa selezione dei rischi. Può anche dipendere da franchigie più alte, massimali più bassi o coperture più ristrette.

Se invece i premi risultano sistematicamente insufficienti rispetto ai rischi e ai costi, le perdite possono consumare il patrimonio. Questo è un meccanismo economico generale, non una causa qui accertata per le compagnie citate.

Pagare di più non certifica la solidità. Pagare di meno non certifica la fragilità.

Il confronto deve riguardare ciò che compriamo e chi si impegna a rispondere.

Prima di scegliere, facciamo le domande giuste

Oltre al premio, chiediamo:

– Chi assicura realmente il rischio? Il marchio commerciale può essere diverso dalla compagnia indicata nel contratto.
– Che cosa copre la polizza? Con quali esclusioni, franchigie e massimali?
– Che cosa dice l’ultima relazione pubblica sulla solvibilità, la SFCR?
– Come viene gestito un sinistro? A chi ci rivolgeremo e quale assistenza riceveremo?
– Ci sono aggiornamenti delle autorità di vigilanza? Un rapporto annuale fotografa una situazione passata.

Il risparmio ha valore quando conserva una protezione adeguata. Risparmiare sul premio acquistando una copertura insufficiente, invece, può lasciare a nostro carico proprio il danno che volevamo trasferire.

Il prezzo lo conosci quando firmi. Il valore della protezione lo scopri quando ne hai bisogno.

Vuoi capire che cosa stai acquistando oltre al prezzo? Valutiamo insieme coperture, franchigie, massimali e informazioni pubbliche sulla solidità della compagnia.


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