SCHUMACHER: L’ERRORE CHE FACCIAMO TUTTI QUANDO PENSIAMO CHE CERTE COSE CAPITINO SOLO AGLI ALTRI.

Assicuriamo l’auto.
Assicuriamo la casa.
Ma spesso dimentichiamo il patrimonio più importante che abbiamo: la capacità di produrre reddito.
“A me non succederà.”
Il 29 dicembre 2013 Michael Schumacher stava sciando sulle Alpi francesi.
Non era su una monoposto.
Non stava affrontando una curva a 300 chilometri orari.
Non stava partecipando a uno di quegli sport nei quali siamo abituati a considerare il rischio parte del mestiere.
Era in vacanza con la famiglia.
Una caduta sugli sci e un grave trauma cranico cambiano improvvisamente la storia di uno dei più grandi campioni della Formula 1.
Da allora la famiglia Schumacher ha scelto, comprensibilmente, di mantenere una strettissima riservatezza sulle sue condizioni.
Ed è giusto rispettarla.
Perché quello di cui voglio parlare non è la situazione personale di Michael Schumacher.
Voglio parlare della nostra.
Certe cose capitano sempre agli altri
Quando leggiamo storie come questa mettiamo inconsapevolmente una distanza enorme tra noi e ciò che è successo.
Schumacher è Schumacher.
È un campione.
È famoso.
È ricco.
La sua vita non ha niente a che vedere con la nostra.
Vero.
Ma c’è una cosa che abbiamo in comune.
Nessuno di noi conosce in anticipo il giorno nel quale potrebbe cambiare la propria capacità di lavorare, guadagnare e occuparsi della propria famiglia.
Eppure programmiamo la nostra vita economica come se quella capacità fosse garantita.
Facciamo un esperimento
Immaginiamo una persona di 40 anni.
Guadagna 35.000 euro all’anno.
Supponiamo, per semplicità, che abbia davanti altri 27 anni di attività lavorativa.
Facciamo una moltiplicazione molto banale:
35.000 × 27 = 945.000 euro.
Naturalmente non è una valutazione finanziaria: reddito, carriera, inflazione, fiscalità e anni effettivamente lavorati possono cambiare.
Ma serve a rendere visibile qualcosa che normalmente non vediamo.
Quella persona possiede una macchina capace potenzialmente di produrre quasi un milione di euro nei successivi 27 anni.
Quella macchina è lei stessa.
Ed ecco il paradosso
Probabilmente ha assicurato un’automobile che vale 30.000 euro.
Se possiede una casa, potrebbe aver assicurato un immobile da 200.000 o 300.000 euro.
Magari protegge persino uno smartphone da 1.000 euro.
Tutto assolutamente sensato.
Ma c’è una domanda che raramente ci facciamo:
quanto abbiamo protetto la macchina che deve produrre quei 945.000 euro?
Perché auto, casa, vacanze, università dei figli, risparmio e pensione hanno una caratteristica in comune.
Per pagarli serve reddito.
Il problema non è morire
Quando parliamo di protezione economica pensiamo quasi immediatamente alla morte.
Ma esiste uno scenario molto meno intuitivo.
Essere vivi e non essere più in grado di produrre lo stesso reddito di prima.
In quel momento possono verificarsi contemporaneamente due fenomeni:
il reddito diminuisce
mentre
le necessità economiche della famiglia possono aumentare.
Ed è qui che la domanda diventa interessante.
“Tanto c’è lo Stato”
Certamente esistono strumenti pubblici di protezione sociale.
INPS, INAIL e sistema assistenziale prevedono prestazioni differenti a seconda della causa, della situazione lavorativa, contributiva e del grado di invalidità.
Il punto però non è chiedersi genericamente:
“Mi spetta qualcosa?”
La domanda corretta è:
“Quanto mi spetterebbe rispetto al reddito che oggi permette alla mia famiglia di vivere?”
La differenza tra le due cifre è il vero problema.
Noi la chiamiamo:
GAP DI PROTEZIONE
Ed è diverso per ciascuno.
Un dipendente di 30 anni non ha la stessa situazione di un libero professionista di 50.
Una famiglia monoreddito con due figli non ha lo stesso rischio di una coppia con due redditi elevati.
Un imprenditore non ha la stessa struttura previdenziale di un dipendente.
Per questo partire direttamente da una polizza è, secondo noi, il modo sbagliato di affrontare il problema.
Prima bisogna misurarlo.
Quindi dimentichiamo Schumacher per un momento
Torniamo a te.
Prendi il tuo reddito annuale.
Moltiplicalo, anche grossolanamente, per gli anni che ti separano dalla pensione.
Guarda il risultato.
Potrebbero essere:
500.000 euro.
800.000 euro.
1.200.000 euro.
Forse molto di più.
Ora fatti una domanda.
Se domani la tua capacità di produrre quel reddito venisse seriamente compromessa:
quanto di quel patrimonio sarebbe realmente protetto?
Non serve rispondere subito.
Serve iniziare a fare il calcolo.
Perché il rischio più pericoloso non è necessariamente quello che conosciamo.
È quello che abbiamo deciso che riguarderà sempre qualcun altro.
QUANTO VALI?
Non quanto hai sul conto.
Quanto vale la tua capacità di produrre reddito da oggi alla pensione?
Con la Diagnosi del Reddito analizziamo:
reddito → anni lavorativi → situazione familiare → prestazioni pubbliche → protezioni esistenti → eventuale gap.
Non è un preventivo assicurativo. È un’analisi della tua situazione.

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